appunti sull’utilità del tumblr. (sull’utilità del post taccio.)

Oggi pomeriggio dicevo ad amica S. che avere un tumblr mi ha aiutato tantissimo a capire quali fotografie mi piacciono. A prima vista un tumblr può sembrare una banale accozzaglia di robe fregate in giro, ma invece se si hanno pazienza e costanza si riesce a mettere su una sorta di personale gabinetto delle meraviglie (che io poi mi guardo e mi riguardo, e mi ricordo delle passioni passate: la passione per i ritratti crudi, quella per i bambini, quella per NY). E poi guardare le fotografie degli altri insegna un sacco di cose: allena l’occhio alla bellezza, alla grazia, alle forme, ai vuoti; guardando gli altri capisci cosa vuoi, e cosa no. Sì, infatti, esatto: non vale solo per le immagini.


SMETTIAMOLA

Durante il fine settimana sono così abituata a compilare liste mentali delle cose da fare, che anche il sabato e la domenica non riesco a stare ferma e se non sto facendo niente mi viene la fregola. Allora, una volta per tutte: SMETTIAMOLA.

Oggi ad esempio ho deciso che non farò niente.  A parte uscire e andare a comprare un gelato (da aprile a settembre un cono al giorno, è la dura legge dell’estate).


ilovearbus_67 o delle ossessioni di nicchia

Nonostante con la fotografia digitale io sia una pippa assoluta, poco paziente e sbadata, sto lentamente scivolando pure nel baratro dell’analogico, per aggiungere altra carne al fuoco e riuscire così ad ottenere una  braciolata di merda. Non ne capisco un cazzo, devo dire, e a parte riprendere in mano la vecchia macchinetta di famigghia, ho letto un quintale di roba, soprattuttto in rete. Voi già saprete che Internet ha amplificato le ossessioni di nicchia di tutti noi.  Non che la fotografia analogica sia una cosa di nicchia, nonnò, io mi riferisco ai dubbi, alle richieste, agli esperimenti. Se prima per trovare un altro che  come te si era posto l’annoso problema della differenza di resa del bn di tutte le marche di pellicole fotografiche al mondo (soprattutto nella fotografia notturna) dovevi comprare una rivista specializzata sperando che in redazione avessero affrontato quella questione specifica o scrivere (a macchina, certo) una lettera a Il fotoamatore pazzo – Tutto quello che nemmeno Nadar si è mai chiesto, e come biasimarlo, adesso basta che scrivi «differenze tra pellicole bn (soprattutto per la fotografia notturna)» o vai su flickr, nei gruppi dedicati, dove incontrerai ilovearbus_67,  collezionista di macchinette solo Olympus e solo ammaccate a destra, da due anni raccoglitrice instancabile di rullini scaduti (ma esclusivamente di produzione tedesca)  che utilizzerà per il suo progetto di un collage 10 m X 10 m da scansionare e stampare per realizzare FINALMENTE la coperta della sua vita. E ci farai amicizia.

Io a volte ho paura. Ma è eccitante leggere fino a che punto la mente umana, il tempo libero e il nerdume possano spingere le persone (compresa me. E non sono manco quella messa peggio, anzi). Quindi ho creato una nuova etichetta su gmail e l’ho chiamata fotografia analogica, e adesso tutti i link belli che trovi me li invio e poi li archivio.

Sì.

La prossima settimana sviluppo il primo rullino della reflex analogica.

Sai le cacate.

 


finestrella

i tetti

Dalla finestrella del bagno di S. la vista è sui tetti di questa città un po’ rotta e sporca, che va guardata a testa in su. Se uno è bravo vede anche le montagne, e un sacco di altre cose. Ma devi guardare proprio bene, s’intende.


tema: la mia gita a torino

 

Stazione di Torino Porta Nuova, fine Ottocento

A Torino ho visto le capoccette dei matti di Lombroso, fatto la spesa in un posto bellissimo (e caro come la mooorte), bevuto il bicerin al caffè Florio, passeggiato tra i reparti dei surgelati nel favoloso mondo di Picard, comprato la farina per la farinata e due boccette di valeriana (?), trovato un’edizione di mio gradimento dell’Artusi (purtroppo moderna) e chiacchierato ininterrottamente da venerdì sera a domenica pomeriggio con amichetta B. Lunedì mattina non avevo voce, e vorrei potervi dire che sto esagerando. Sono stata molto bene, e ancora una volta posso dire con assoluta certezza che Torino mi piace tanto tanto e che la mia teoria sulle città che fanno bene alla mente e al cuore è sempre valida. Al di là delle bellezze architettoniche, al di là di chi vai a trovare, al di là di ogni cosa, ogni città nasconde un seCreto che non svela nemmeno a te, e che ti lega a lei.

Questa svolta new age vi è stata gentilmente offerta dal mal di testa da raffreddore che mi molesta da due giorni.

Chiudo con una perla dall’Artusi:

Il brodo:

Lo sa il popolo e il comune che per ottenere il brodo buono bisogna mettere la carne ad acqua diaccia e far bollire la pentola adagino adagino e che non trabocchi mai. Se poi, invece di un buon brodo preferiste un buon lesso, allora mettete la carne ad acqua bollente senza tanti riguardi. È noto pur anche che le ossa spugnose danno sapore e fragranza al brodo; ma il brodo di ossa non è nutriente.


in cucina con gnegna #10 — la lasagnagnegna

Si inaugura anche qui su wordpress la rubrica In cucina con Gnegna, ormai famosissima in tutto il mondo e oltre. Lo so, lo so: non vedevate l’ora. Come prima ricetta ho scelto una cosa ai limiti della banalità: la lasagna. Dice, e perché? Perché l’altro giorno l’ho cucinata di nuovo dopo tanto tempo (poi dopo parleremo della noja di questo incipit, sìsì) e quindi eccomi qui. Ma prima un po’ di cazzi miei che non interessano a nessuno. Dovete sapere che il mio nuovo trip sono le videoricette. Non vi ho linkato a caso queste di Sonia, no. Sonia, con le sue pentole antiaderenti e i suoi capelli color rosso menopausa, mi mette allegria e mi rassicura, e io quando piove e sono triste vado sempre a vedere la sua ricetta dello spezzatino in umido o delle orecchiette alle cime di rapa. Niente nouvelle cuisine, niente coloranti spray per far sembrare i cibi piùmmeglio: tutto oglio e sobrietà. Naturalmente non esiste solo Sonia: su Internet si trovano un bilione di siti, anche con video amatoriali (che come col porno, sono i migliori).

Vi dicevo, la lasagna: la ricetta è quella che faccio io di solito, e infatti i più scaltri di voi avranno notato che si chiama lasagnagnegna. Come per il tiramisù, non sfrantumatemi la minghia con le versioni della nonna o con la storia del vero ragù bolognese. Questa è.

Cosa serve (per 6. Ahaha, sevvabbè. 6. Dai, facciamo 4):

Per il sugo:

- 250 grammi di macinato misto

- 2 salsiccette di maiale

- una bottiglia e mezza di passata di pomodoro

- cipolla, carota e sedano

- un bicchiere di vino rosso (o una tazzina piena di Marsala. Ebbene sì. Fidatevi anche qui)

- un pizzico di pepe

- olio di oliva e sale

Per la besciamella:

- (poco meno di) 1 litro di latte fresco (scusate, faccio a occhio)

- 150 grammi di farina setacciata

- 100 grammi di burro

- noce moscata

- sale

E non dimenticate: una confezione di sfoglie di lasagne (io dico quelle secche, e assolutamente non quelle fresche. Questo mi è fondamentale, amici da casa, altrimenti il pupo non vi mangia e non potete scendere a pisciare il cane), una mozzarella e tantissimo parmigiano.

 

Come fare:

prima prepate il suCo. Ve lo dico subito: ci vuole un po’, per fare la lasagnagnegna, non è una cosa da ultimo minuto. Ma non è per niente difficile (per questo mi riesce). Fate il ragù: preparate il classico soffrittone con cipolla bianca, sedano e carota, poi, dopo aver allontanato il gatto, tirare fuori dal frigo il ragù e le salsiccette, spoppolate tutto nel tegame, girate, salate, aggiungete il pepe e fate sbiancare un po’. Unite il vino rosso (o il Marsala), fatelo evaporare e quindi aggiungete il pomodoro. Girate, girate, e fate cuocere tra le sette e le otto ore. O, se proprio non potete, almeno una e mezzo (ma almeno).

[Mentre il suco è sul fuoco, poteve fare un sacco di cose, ma tutte nel raggio della pentola, mi raccomando, chessennò vi si brucia. Io mentre aspettavo ho finito di leggere questo. Voto: 5 stellette. Non per lo stile, ma per la storia (io voglio molto bene a Newton)].

Poi dovete fare la besciamella. La besciamella è una di quelle cose che se non l’hai mai fatta pensi ummaronnamia (io ummaronnamia lo penso sempre della crema pasticcera, ma ora ho trovato una videoricetta coi controcosi). E invece, veramente, ci riesco anche io. In una pentola possibilmente con doppio fondo fate sciogliere tutto il burro, e aggiungete poco a poco, piano piano, la farina setacciata. Mano a mano che la aggiungete girate con una cucchiarella in modo da amalgamarla con il burro. Deve venire una cremina assolutamente senza grumi. Dopo, aggiungete il latte a filo e mescolate (sempre a fuoco bassino eh). Mescolate, mescolate, mescolate. Dopo dieci minuti circa vi sarà venuta una crema densa, che aggiusterete di sale e sfrucuglierete con la noce moscata. Per la lasagna la besciamella non deve essere troppo densa, anzi: deve rimanere un po’ liquida, eh. Come il sorbetto, per intenderci (che esempio è?). Quindi fate a occhio, e in caso vi si addensi troppo unite ancora un po’ di latte, se invece è troppo liquida daje de farina, e così via, fino a quando avrete usato tutto il latte e tutta la farina e vi sarete tolti il pensiero.

Quando il suco è pronto, il grosso è fatto (come disse la madre di Ferrara subito dopo il parto ecc. ecc.). Adesso dovete fare gli strati. In una teglia rettangolare mettete un fondo di sugo e besciamella, e iniziate: sfoglie, una accanto all’altra, e sugo+besciammella+mozzarella tritata+parmigiano. Un dué tre un dué tre. Io faccio 4 strati, mio padre 5.: sono scuole di pensiero diverse (eh, diversissime). Varie dritte: coprite bene le sfoglie col condimento, abbondate abbondantemente, perché una volta nel forno le sfoglie si cuoceranno grazie al liquidame bollente. Coprite bene gli angolini, e se quando fate gli strati vedete che alcune zone laterali della teglia non sono coperte dalla pasta spezzettate in senso verticale la sfoglia e rimediate allo scempio. Come un puzzle, capito? Pravi.

Infornate quinTi a 180 gradi; si cuoce in 25 minuti, comunque controllare con una forchetta. Deve essere morbida e crosticinosa nonché filamentosa. Consiglio: prima di infornare aggiungete a filo pochissima acqua tiepida gli angoli della teglia, in modo che vada a finire in fondo. Non vi preoccupate. Voi eseguite.

 

Inzomma, questa ricetta è fiacca. Lo so. Solo che ho un problema: mo qui su wordpress c’è la strabiliante possibilità di scrivere i post e poi salvarli in bozza per riprenderli quando ne hai voglia (ah, la modernità) , e  se questo  da un lato è bene perché mi permette di non fare le cose di fretta, dall’altro mi va a spezzare il continuum stilistico. Magari tu hai inziato il post un giorno che eri triste, lo riprendi che sei felice e lo chiudi che sei così così. Un blog di schizofrenici, verrà fuori.

Vabbè, ora devo andare a letto a leggere un libro tristissimo, oggi me lo concedo giusto perché sono allegra.

Ciao. Poi ditemi come viene la lasagnagnegna. Ciao.


perché mi piacciono i libri di murakami

Stamattina ho ripetuto tre volte a fidanzato “oh, ho quasi finito di leggere Dance dance dance“. Giustamente alla quarta volta mi ha mollato un ceffone. Ma quello che io volevo comunicare, a fidanzato, era come ogni volta che finisco di leggere un libro dell’amico Haruki sono molto contenta. Ora vi spiego perché. Nei libri di Murakami tutto all’apparenza è molto semplice e lineare. Le persone non discutono, non alzano la voce, fanno quello che devono fare con calma e compostezza. Un personaggio dice all’altro una cosa, anche profonda, anche pesante, e l’altro  quasi sempre risponde “va bene, ci penserò su”. E poi ci pensa su veramente! Le giornate sono pulite, dritte, e a un certo punto c’è sempre qualcuno che fa il punto sulla propria vita o sulla settimana appena passata (siccome io non ricordo nemmeno cosa ho mangiato ieri a cena, capite bene che guardo a questo tipo di occupazione con particolare ammirazione). Tutti fanno molta economia di gesti e di  parole, anche nelle situazioni più difficili o caotiche, anche quando si annoiano. Sotto quest’apparente lungo sbadiglio narrativo si nascondono, però, tutta una serie di pensieri telepatici, strane connessioni, sudoku mentali, pozzi, case abbandonate, adolescenti che vivono da sole, gatti e prostitute che spariscono, strane ombre, vite in stallo. E infine, la cosa che mi piace di più: i protagonisti dei libri di Murakami preparano sempre pasti semplici, che poi mangiano quasi sempre da soli. Mi sono sempre chiesta cosa si intenda per pasto semplice (a volte dice “cenetta” o “qualcosa di semplice”. Mai “un boccone”, o “pranzo” o “merenda”). Certe volte i singoli cibi vengono descritti, e sono sempre cose come riso, uova, miso, alghe, spinaci bolliti, spaghetti alla salsa di pomodoro, patate in padella, whisky Cutty Surk. Quindi, leggo i libri di Murakami soprattutto per  due cose: linearità di superficie e pasti semplici. E poi per l’ottimismo di fondo, e per il fatalismo. Se una cosa va in un certo modo, eccheccivuoifare. Preparati un pasto semplice, leggi un libro e poi vai a letto.


loop

è un brutto momento. uno di quei momenti in cui tutto potrebbe essere perfetto e invece c’è quel tarlo che ti rovina le giornate. veramente non è un tarlo, è un elefante, visto che si tratta del mio lavoro. sono molto incazzata, così incazzata che potrei scrivere dei bei libri che ho letto ultimamente, o ammorbarvi con cesarini, o ricominciare con le recinzioni e invece mi rode il culo e scrivo sul blog per lamentarmi, come nella stagione 2003-2004, o come fanno i sedicenni. o come faccio, io quando mi rode il culo.
nessuno dica niente sul nuovo template, tra l’altro, perché vi spacco la faccia.


ehi ma è bellissimo

Non devo dire nulla, ma vuoi mettere scrivere un post in questo posto tutto laccatissimo con questi settemila inutili pulsanti?

Eh.


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